Una consulta per le attività produttive

 

I dati sull’andamento economico della maggior parte delle aziende presenti nel territorio Modugnese sono allarmanti. Il settore, già in crisi da anni, vede aumentare lo stato di sofferenza a causa della pandemia e degli ultimi dispositivi normativi sul fenomeno emergenziale. Alla luce di quanto accade risulta di fondamentale importanza avviare, con la massima urgenza, un confronto tra l’amministrazione pubblica e il settore delle attività produttive.

Un confronto/raccordo tra l’amministrazione locale e le varie associazioni di categoria che favorisca le azioni e le soluzioni proposte dal mondo produttivo. È nel programma politico di questa amministrazione la costituzione delle consulte cittadine al fine di favorire e garantire equità, democrazia e trasparenza nelle attività istituzionali.

È del tutto evidente che la costituzione di una Consulta per le Attività Produttive agevolerebbe il superamento delle difficoltà che gravano sulle categorie produttive. Artigiani, commercianti, ristoratori, operatori turistici e dei servizi, agricoltori, attendono con fiducia questa “prima pietra” sulla quale sviluppare le sinergie utili alla salvaguardia dell’economia modugnese. Con la Consulta l’amministrazione avvierebbe il positivo confronto con le associazioni di categoria sulle misure più opportune per la difesa di tanti posti di lavoro

La consulta, strumento di conoscenza delle realtà e dei bisogni locali, agevolerebbe l’Amministrazione nella elaborazione di politiche di promozione e di sviluppo delle attività economiche. Promuoverebbe la ricerca di finanziamenti, l’elaborazione di progetti, incontri, dibattiti e iniziative mirate alla crescita dei settori del commercio e delle attività produttive in genere.

Sarebbe uno strumento prezioso, un interlocutore propositivo e consultivo per conoscere le problematiche dei commercianti, degli artigiani e delle attività turistiche e ricettive del territorio. Inoltre, in discontinuità con le passate amministrazioni, la consulta riporterebbe lo sviluppo dei settori produttivi, da troppo tempo trascurati, al centro della discussione politica. Una Politica vera, quella con la P maiuscola, quella che mette in campo tutte le energie per agevolare l’impegno di chi genera lavoro nel territorio.

21 aprile 753 a.c. La fondazione di Roma

Tito Livio

Ab urbe condita

Liber primus (6-7)

(…) Ita Numitori Albana re permissa Romulum Remumque cupido cepit in iis locis ubi eiti ubique educati erant urbis condendae. Et supererat multitudo Albanorum Latinorumque; ad id pastores quoue accesserant, qui omnes facile spem facerent paruam Albam, parvum Lavinium prae ea urbe quae conderetur fore. Intervenit deinde his cogitationibus avitum malum, regni cupido, atque inde foedum certamen coortum a satis miti principio. Quoniam gemini essent nec aetatis verecundia discrimen facere posset, ut di quorum tutelae ea loca essent auguriis legerent qui nomen novae urbi daret, qui conditam imperio regeret, Palatium Romulus, Remus Aventinum ad inaugurandum templa capiunt.

[7] Priori Remo augurium venisse fertur, sex voltures; iamque nuntiato augurio cum duplex numerus Romulo se ostendisset, utrumque regem sua multitudo consalutauerat: tempore illi praecepto, at hi numero auium regnum trahebant. Inde cum altercatione congressi certamine irarum ad caedem vertuntur; ibi in turba ictus Remus cecidit. Volgatior fama est ludibrio fratris Remum novos transiluisse muros; inde ab irato Romulo, cum verbis quoque increpitans adiecisset, “Sic deinde, quicumque alius transiliet moenia mea,” interfectum. Ita solus potitus imperio Romulus; condita urbs conditoris nomine appellata. Palatium primum, in quo ipse erat educatus, muniit. Sacra dis aliis Albano ritu, Graeco Herculi, ut ab Evandro instituta erant, facit. Herculem in ea loca Geryone interempto boves (…)

 

(…) Così, affidata Alba a Numitore, Romolo e Remo furono presi dal desiderio di fondare una città in quei luoghi in cui erano stati esposti e allevati. Inoltre la popolazione di Albani e Latini era in eccesso. A questo si erano anche aggiunti i pastori. Tutti insieme certamente nutrivano la speranza che Alba Longa e Lavinio sarebbero state piccole nei confronti della città che stava per essere fondata. Su questi progetti si innestò poi un tarlo ereditato dagli avi, cioè la sete di potere, e di lì nacque una contesa fatale dopo un inizio abbastanza tranquillo. Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dèi che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino.

(7) Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura.» In questo modo Romolo si impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore.

In primo luogo fortifica il Palatino, sul quale lui stesso era stato allevato. Offre sacrifici in onore degli altri dèi secondo il rito albano, e secondo quello greco in onore di Ercole, così com’erano stati istituiti da Evandro. Stando alla leggenda, proprio in questi luoghi Ercole uccise Gerione e gli portò via gli splendidi buoi.(…)

Un archivio storico a Modugno

“La storia di un paese è piccola cosa rispetto alla storia della Nazione ma è una grande cosa per i cittadini di un comune. Come in una casa ogni ricordo o cimelio degli antenati è quanto di più caro possieda una famiglia onde è custodito con amorosa cura, così in una borgata ogni pur piccolo valore artistico o storico, ogni istituzione, ogni avvenimento del passato costituisce per la cittadinanza un prezioso patrimonio da conservare e tramandare”.
Così scriveva Don Nicola Milani nella sua opera sulla storia della nostra città.

Abitato fin dall’”età della pietra levigata”, il territorio di Modugno ha conservato, fino al sopraggiungere dell’industrializzazione, il suo preminente carattere agricolo. È indicativo a tale riguardo che nel documento del 1021 si parla di un vigneto in “loco Medunio” concesso in garanzia di un prestito.

Da Traccoguda “de loco Medunio” in poi, decine di personaggi insigni sono elencati nella storia “scritta” di Modugno. Storia che il prof. Macina, Michele Ventrella della ProLoco, Anna Gernone, Nicola Conte e altri ancora ci tramandano, come Don Milani invitava a fare.

Quasi tutti i documenti storici di Modugno sono conservati presso l’archivio di Stato di Bari. Molti altri sono conservati negli archivi delle famiglie più antiche di Modugno, come Palmieri, Longo, Capitaneo, Cesena, Brayda, Scarli, Stella ecc.

Una famiglia in particolare, i Capitaneo, conservano un grande archivio in cui sono presenti documenti preziosi per la loro unicità e fattura. Come il diploma di “Cavaliere Aurato” del 18 aprile 1518, concesso dal Re di Polonia, Sigismondo I, al novarese ma già residente a Modugno, Guarino Capitaneo.

A tale proposito, in concomitanza con i festeggiamenti per i mille anni dal primo documento storico di Modugno sarebbe opportuno programmare l’istituzione dell’”archivio storico modugnese”. Partendo magari dal richiedere alla famiglia Capitaneo la concessione perpetua del loro archivio in favore della città che li accolse al seguito di Isabella D’Aragona. Archivio che troverebbe la sua degna collocazione nel restaurando “palazzo della cultura” insieme a tutti gli altri documenti conservati nell’archivio di Stato di Bari.