Il progetto “Emersanmare” è giunto a conclusione

altQuello che è iniziato come un esperimento per la creazione di un probabile futuro “118 del mare” si è configurato come uno dei progetti più originali e innovativi promossi dalla Regione Puglia ed è quindi d’obbligo tirare le somme e fare un bilancio finale dell’iniziativa.

L’obiettivo di Emersanmare è soddisfare la domanda di intervento per l’emergenza sanitaria nel mare territoriale e nel territorio costiero, con una rete di postazioni operative, interessate direttamente dalle centrali del 118. I presupposti che hanno anticipato l’iniziativa non erano dei migliori. Numerose, infatti, sono state le polemiche sullo spreco di fondi per l’acquisto di attrezzature all’avanguardia, moto d’acqua e idroambulanze che da quasi un anno giacevano inutilizzate nei locali della Protezione Civile. Ma grazie a questa iniziativa la Puglia  può vantarsi di essere l’unica regione sul territorio nazionale ad essere dotata di un tale servizio.

“La fase operativa del progetto – ha fatto sapere Nicola De Benedictis, uno dei modugnesi che hanno partecipato alla formazione degli operatori di soccorso marittimo – è iniziata il 15 agosto ed è terminata il 13 settembre. Il corso e le prove che ci hanno preparato all’esperienza sul campo sono state estreme e dure infatti su 350 partecipanti solo 70 sono risultati idonei. Tra questi quattro erano modugnesi”. Il corso si è articolato in 3 step. Il primo comprendeva un corso di sopravvivenza con parte teorica e pratica; il secondo si basava sulla conoscenza dell’Equipment e il terzo si concentrava sulle varie specialità: soccorritore, pilota di idroambulanze e pilota di acquascooter.

“La parte più ardua – ha commentato ancora De Benedictis – è stata il corso di sopravvivenza. Eravamo costantemente messi alla prova e spinti al limite ed abbiamo imparato a fare gioco di squadra grazie alle simulazioni in piscina. Istruttori specializzati ci hanno insegnato a prendere decisioni difficili e immediate in situazioni di estremo pericolo ove l’importante è mantenere la calma e pensare al bene del gruppo. Un soccorritore non deve correre il rischio di diventare egli stesso soccorso, per questo deve essere ben addestrato”. Dopo la preparazione ad agosto i volontari hanno iniziato il servizio operativo.

“Il Circolo Barion è stata la nostra postazione base – ha spiegato Domenico Caputo, soccorritore e pilota di idroambulanze – il nostro compito consisteva nel monitoraggio e nel pronto intervento in base alle segnalazioni del 118. Abbiamo lavorato anche con la guardia costiera durante un’operazione di soccorso di un infartuato su una nave greca. Le nostre conoscenze ci hanno permesso di prestare i primi soccorsi al natante e condurlo a riva ove è stato preso in custodia dal 118”. “E’ stato un’esperienza incredibile – ha aggiunto Caputo – un servizio del genere è indispensabile per un territorio costiero come il nostro, e stato accolto con entusiasmo dai bagnanti che si sono sentiti più sicuri e potrebbe anche creare dei posti di lavoro. Sarebbe importante riproporre il progetto per la prossima stagione e non farlo rimanere un’esperienza isolata”.
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