Al quartiere Cecilia si festeggiano i santi Pietro e Paolo

Con la rappresentazione dello spettacolo “La pensione dei miracoli” della magistrale compagnia parrocchiale la Compagnia senza teatro, si sono chiusi i festeggiamenti per la festa di San Pietro e Paolo. In una cinque giorni che ha visto alternarsi momenti sacri e profani gli abitanti di Cecilia, seppur per qualche giorno, si sono incontrati in chiesa per vivere un momento non solo di grande cultura e spiritualità, ma anche di unione e riscoperta di un’identità sociale da troppo tempo sopita.

Maurizio Sarubbi ha dato il via ai festeggiamenti con le letture sceniche di “Un barese racconta”, poi è stata la volta del concerto tour a cura di The blue fish “Scorz e tutt”, della compagnia Teatro Arche che ha messo in scena la vita del giovane Papa Wojtyla con “Lolek, il giovane Wojtyla”, ancora un altro concerto con il gruppo Più o Meno, cover band di Ligabue fino ad arrivare alla commedia che ha chiuso la festa. Da non dimenticare momenti di alta spiritualità come la celebrazione eucaristica “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”, che ha visto il ritorno in parrocchia di uno dei suoi storici “capitani”, Don Luigi Trentadue, e la celebrazione sul tema “Sulla tua parola getterò le reti”, presieduta da Don Alessandro Manuele, vice parroco della parrocchia Immacolata di Modugno. Altro graditissimo ritorno alle origini quello di Don Mimmo Minafra, parroco della chiesa Trasfigurazione di Bitetto e figlio del quartiere, che ha celebrato la messa solenne in onore di San Piero Apostolo.

La Parrocchia San Pietro del quartiere Cecilia, come tutti gli anni, ha dimostrato come si possa, anche in periferia, creare bei momenti di aggregazione, senza grandi sfarzi e grazie alla collaborazione della cittadinanza attiva; dalle signore che hanno fritto le sgagliozze e preparato i costumi di scena per le rappresentazioni, ai giovani e meno giovani che hanno costruito le scene e il palco e presieduto a regia e luci. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro di don Giuseppe Bozzi, degno erede di don Luigi, che si è sempre battuto per rendere il quartiere un posto migliore. In ultimo, ma non per importanza, un pensiero a Mimmo Sciancalepore, quello che gli attori della Compagnia senza teatro hanno definito come la regia dall’alto e che mancherà molto non solo alla compagnia ma alla comunità tutta.

 

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