Magrone sogna da 'bandito' un paese della legalità

Nicola Magrone, foto di Giuseppe Martino

Coinvolgente. Carismatico. Condivisibile nella scelta degli argomenti e nel tenore delle riflessioni. Nicola Magrone, ex procuratore capo di Larino, ha fatto sorridere, annuire e insospettire quei modugnesi che giovedì sera hanno scelto di partecipare all’assemblea convocata da “Italia Giusta secondo la Costituzione”.
Un modo per chiarire una volta per tutte che Magrone non è il candidato sindaco del partito ”La Puglia prima di tutto” ma che un percorso in vista delle prossime amministrative è tutt’altro che escluso. Anzi.

“Questa assemblea – ha detto Magrone – non chiude un percorso. In situazioni drammatiche come quella di Modugno un’obiezione di coscienza s’impone nell’interesse vero di tutti”. Modugno, insomma, ha bisogno di una rivoluzione. “Non violenta – ha detto Magrone – ma civile, morale, etica, di rispetto delle persone”. Quindi Magrone candidato sindaco? “Non so proporvi nulla – ha detto – Forse non abbiamo ancora concluso un’ipotesi di lista ma vi faccio una proposta. Chi avesse il desiderio di far diventare Modugno il paese della legalità, venisse da noi a dare la sua disponibilità. Andremo anche da soli – ha tuonato l’ex pm – senza lasciarci catturare dai procacciatori di voti. Noi siamo per le persone che non servono, per le persone scartate. Siamo per l’umanità che non conta nulla”. Quello che Magrone chiede ai modugnesi è “un gesto di libertà”.
A sostenere la sua candidatura, fino a questo momento, le associazioni “Azione e Tradizione”, “Comitato del Centro Storico”, “La Nuova Italia” e, naturalmente, “Italia Giusta secondo la Costituzione”.
L’analisi di Magrone è partita da molto lontano, con riferimenti alla questione della Centrale a Turbogas (“L’abbiamo avuta – ha detto – in violazione di tutte le leggi”), a temi nazionali, come quello del federalismo (“questa riforma – ha detto – tenta di stroncare il malaffare, la clientela, l’esorbitante lievitazione dei prezzi, invitando al rigore nell’amministrazione. Non possiamo continuare a fare i meridionali piangenti”).
Non ultimo, ma al contrario punto forte del suo intervento, il tema della legalità. “La popolazione – ha detto Magrone – ha un po’ paura di un’ipotesi di questo tipo”, riferendosi alla sua candidatura,  e riportando folcloristiche frasi in dialetto che tradotte significano: ‘se va quello non possiamo rubare più’. “Hanno capito bene: non si può rubare più”. Quindi il doveroso approfondimento sul concetto di legalità. “E’ un danno o un vantaggio? – si è chiesto retoricamente -E’ una minaccia per la popolazione o un modo per farla vivere più civilmente, in modo più civicamente decoroso? La legalità deve fare paura? Davvero siamo un paese in via di sviluppo in cui bisogna fare ancora educazione civica? A Modugno chi parla di legalità rischia di essere considerato un bandito, un terrorista”.
Frequenti, nel suo affascinante intervento, i riferimenti, con tanto di nomi e cognomi, al recente passato politico della nostra città, dagli “imperi di disoccupati che lavorano trovando lavoro agli altri, che è un’invenzione tutta italiana”, ai “brutali conflitti di interessi”, arrivando a paragonare Modugno ad “un paese feudale nelle mani di un padrone”. Magrone non ha risparmiato commenti sulla “prostituzione politica” dimostrata da certi amministratori, sulla “teoria e pratica dell’abuso nel fare politica accontentando uno o l’altro”, sul “codazzo di amichetti” rappresentato dagli innumerevoli assessori che negli ultimi anni di governo si sono susseguiti con l’unico obiettivo di “mantenersi a galla”. Infine un accenno al “politicismo eccessivo” che ha portato il centrodestra a diventare “un carro attrezzi del centrosinistra”.

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