Così funzionava l'organizzazione criminale dedita all'usura a Modugno

 

Gli assegni del clan versati sui conti di imprenditori modugnesi con soli 200 € per il “fastidio”. Il giudice rileva la “pericolosità sociale ancora attuale degli indagati”.

Spunta nelle intercettazioni un costruttore edile “amico” degli usurai. Assegni rigorosamente in bianco, su richiesta di Vito Parisi. “Poi i nomi li mettiamo noi” si legge in un’intercettazione telefonica con il figlio Radames, a proposito del pagamento di una delle vittime. Assegni che venivano intestati all’occorrenza all’amico di turno disponibile a versarli in banca.

Uno degli imprenditori finito nella rete degli usurai ha raccontato agli investigatori di un “amico di Fiorentino, un costruttore edile di Modugno, che gli cambiava gli assegni”, ma non avrebbe precisato il nome. Sono invece noti i nomi degli altri coindagati che avrebbero riciclato gli assegni provento di usura, versandoli sui propri conti correnti bancari.

Lo stesso Capasso, usurato e usuraio, difeso dall’avvocato Valentina Binetti, avrebbe in un’occasione aiutato l’organizzazione a far perdere le tracce di un assegno versandolo sul conto dell’attività che all’epoca gestiva, il Taurus, ufficialmente una yogurteria in Piazza Garibaldi, alle spalle della villa comunale. Ben più rilevante il riciclaggio che secondo le indagini impegnava Cataldo Palermo, gestore del distributore di carburanti “Esso” di Modugno, che “provvedeva a cambiare gli assegni che Parisi, Fiorentino e Devito ricevevano dalle vittime”.

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