DOVE CREARE FONTI DI RISPARMIO? SULLA SALUTE, PERCHE’ NO?

Infuria in questi giorni (per l’estate bollente o per la Sanità rovente?) il tifone che investe il Sistema Sanitario Nazionale, con i suoi problemi legati ad un’organizzazione nazionale e regionale indirizzata al risparmio per cui  chi ne paga lo scotto sono solo i cittadini. Giornali e tv sono pieni di notizie relative alla quasi inesistente possibilità di accettazione dei malati in ospedale, soprattutto in reparti importanti quali la Rianimazione, la Neurologia, ecc. Un pomeriggio trascorso all’Ospedale San Paolo di Bari ha messo in evidenza il caos determinato dalla carenza di personale e di posti letto. Solo due medici, due infermieri e una sola operatrice socio-sanitaria. C’è stata la possibilità di  trasferire una paziente al Policlinico, in Neurologia, reparto di destinazione con l’unico posto disponibile in barella; i parenti dell’ammalata si sono precipitati, aiutando il personale a trasportare la loro congiunta. A ciò si aggiunga che i sanitari devono essere dei burocrati: è inammissibile che mentre i pazienti attendono di essere visitati sia importante compilare schede al computer o capire come mai non funziona la stampante.

Una situazione che in altri luoghi ha manifestato tutta la sua criticità, se pensiamo a qualche giorno fa, quando le Rianimazioni circondariali non avevano disponibilità e, la tragedia, quando al Punto di Primo Intervento di Mola di Bari un turista è morto perché ha trovato la porta chiusa. La disposizione di sola apertura diurna proviene dalla delibera commissariale ASL BA n°1498 del 23/08/2011 che ridetermina gli orari di attività e cioè chiusura alle 20 e riapertura alle 8 del giorno seguente. Come se le patologie acute avessero degli orari per manifestarsi. Dopo i ricorsi di Mola di Bari e Polignano, Comuni ad alta densità turistica, la 2a Sezione TAR Puglia, presieduta da Antonio Pasca, sulla richiesta di sospensione del provvedimento ASL, ha ritenuto che “non ricorrono allo stato, i presupposti per concedere l’invocata tutela cautelare”. Pertanto riduzione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che non hanno tardato a farsi sentire e che continueranno a dare notizia di sé, visto l’andazzo. Tutto questo con la Guardia Medica che non svolge funzioni d’urgenza e il 118 che, al contrario, può svolgerlo ma che  spesso ha le sue ambulanze a soccorrere chissà dove e quindi indisponibili.

Un gatto che si morde la coda, se si pensa alle svariate denunce per malasanità, che avranno pure  un loro riscontro nel particolare, ma che meritano un’oculata valutazione, dal momento che gli operatori sanitari, sia pur dotati di grande volontà, non possono essere ubiquitari, bionici, dotati di effetti speciali o di bacchette magiche, per la risoluzione di problemi più grandi di loro, che qualcuno, a monte, dall’alto della sua stratosfera,  pensa di risolvere dettando ordini di cui non ha alcuna cognizione d’esito, oppure non ci pensa affatto perché sogna una Sanità a pagamento a tutto tondo, sullo stile americano dagli effetti noti. L’unico “piccolo” problema sarebbe l’improporzionalità degli stipendi medi italiani (per chi ha il lusso di lavorare) all’interno dei quali, nel calderone delle varie tasse, c’è anche il contributo alla spesa sanitaria, da cui: un Paese al di sopra delle sue possibilità in tutti i sensi. Crisi, Piani di Rientro, riordini ospedalieri e distrettuali e chi più ne ha più ne metta. Sono i parametri di riorganizzazione sanitaria che hanno portato il sistema assistenziale pubblico a ridimensionarsi o meglio a rimpicciolirsi sempre di più nel tempo. Ciò, insieme a tanto altro, a riscontro del voto dei cittadini che, ripieno di fiducia e di fede, verso non meglio specificate guide che oggi hanno il nome di “tecnici”, non sembra aver trovato il giusto merito a cui la loro speranza anela da sempre.    
La crisi è attuale, ma è innegabile che la Sanità in Italia è da tempo il fanalino di coda di uno Stato che nonostante la valanga di tasse di tutti i generi inflitte ai cittadini, pretende di rientrare nel “girone degli Europei”. Usando questa definizione ironicamente rivisitata, si chiede clemenza all’ira del nostro Dante, che a questo punto non si sa, se sarebbe più irritato perché qualcuno gli ha rubato un’”etichetta infernale”, adattandola in maniera strampalata ad un aggettivo sostantivato o per il marasma che ha investito la sua Patria.

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