Incontro Sel sull'intercultura: "Gli stranieri risorsa per il Paese"

altCosa significa essere cittadini italiani? Chi sono gli italiani oggi e cose si fa per essere italiani? Sono alcune delle domande alle quali Sel (Sinista ecologia e libertà) ha tentato di dare una risposta durante il dibattito nella sala Beatrice Romita del Comando di Polizia Municipale di Modugno.

All’incontro, sul tema “Intercultura, multicultura e integrazione, verso quale modello di comunità?”, hanno partecipato Nicola Fratoianni, assessore regionale alle Politiche Giovanili e Cittadinanza Sociale, Azmi Jarjawi, della segreteria provinciale della Cgil, la sindacalista Irena Shkurti e Taysir Hassan, esponente del centro interculturale Abusuan. Numerose e varie le questioni trattate: dalle lungaggini burocratiche per ottenere visti e permessi di soggiorno alla mancanza di diritti per coloro che giungono in un paese straniero e, nonostante vi lavorino stabilmente pagando le tasse, vengono considerati uomini e donne “di serie b”.

“Noi stranieri siamo una risorsa per il paese – ha commentato Taysir Hassan – eppure siamo trattati come un peso. Sono circa 600 i minori che nascono in Italia da genitori stranieri che non hanno più alcun contatto con il paese d’origine ma che, nonostante questo, devono aspettare i 18 anni per avere la cittadinanza. Fino a quel momento sono degli apolidi senza radici abbandonati da uno Stato che non li riconosce”. Ed è proprio la burocrazia, secondo Azmi Jarjawi, la principale barriera all’integrazione. “Le leggi sull’immigrazione sono spesso inadatte e vedono gli immigrati solo come forza lavoro usa e getta – ha affermato l’esponente della segreteria provinciale Cgil –. Esempio lampante ne è la legge Bossi Fini che prevede il permesso di soggiorno solo per chi ha un contratto di lavoro, trasformandolo così quello che dovrebbe essere un diritto in un ‘contratto di soggiorno’. Ma chi tutela questi lavoratori? Chi ne garantisce i diritti? Di certo non lo stato che non gli conferisce nemmeno la possibilità di esprimere la propria opinione mediante il voto”.

Altro problema fondamentale, sollevato dalla sindacalista Irena Shkurti, è quello della mancanza di una comunicazione valida tra le istituzioni e gli stranieri. Gli sportelli dedicati agli immigrati sono spesso slegati dal resto dell’apparato amministrativo, le informazioni sono confuse e spesso si deve sprecare tempo e soldi per ottenere visti e permessi che durano poco tempo. “Mia figlia ha frequentato le scuole in questo paese – ha testimoniato Irena Shkurti – ed ora che è maggiorenne e senza lavoro l’unico modo che ha per rimanere in questo paese è quello di sposare un comunitario. Questo non è giusto”. Come fare per risolvere questi disagi e creare davvero integrazione? “Smettendo di considerare l’immigrazione come un’urgenza – ha risposto l’assessore Nicola Fratoianni – Solo un piano che veda l’integrazione come dialogo e non come assimilazione o sopportazione può condurre ad una realtà interculturale. Le scuole e i centri culturali devono avere un ruolo di primo piano”. Nonostante tutto, le comunità di immigrati modugnesi che hanno partecipato all’incontro si dicono perfettamente integrate e felici in una realtà che li ha accolti a braccia aperte facendoli sentire a casa.

 

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