L'olio extravergine prodotto a Modugno venduto al Nord Italia

 

“Oro giallo” da Modugno al Nord Italia: settore in crisi ma l’olio nostrano piace ancora. L’extravergine in fase di decollo.

Sin dai tempi più antichi l’olio extravergine d’oliva è stato sempre considerato non solo un alimento sano e un punto cardine della dieta mediterranea, fondamentale per aggiungere alle nostre pietanze quel tocco in più di prelibatezza, ma una vera e propria fonte d’introito. Non è un caso, infatti, che la “saggezza popolare” definendolo “oro giallo”, legava all’annata della stagione olearia l’organizzazione di eventi importanti della propria vita, quali il congiungersi a nozze. Oggi la situazione è ben diversa.

La concorrenza non del tutto corretta di oli provenienti dalle zone più disparate del mondo, il più delle volte di scarsa qualità, unito all’abbandono del lavoro principe del settore primario a vantaggio del secondario e soprattutto del terziario, ha messo a seri rischi la produzione di questo prezioso “nettare”. A testimonianza di ciò, come sottolinea Nicola Mastromarco, vice presidente dal 2009 dell’Oleificio Cooperativa di Modugno, “vi è stata una netta diminuizione di produzione di olive. Si è passati da circa 21.000 quintali con un resa di 15-20 kg d’olio per 1 quintale di olive del 1999/2000 ad una produzione media annua di olive di circa 10.000 quintali nel corso dell’ultimo periodo. Le cause sono diverse, ma spesso riconducibili ad un rapporto costo-ricavo-guadagno difficilmente sostenibile. 

La protezione dell’olivo attraverso l’utilizzo di tecniche biologiche, chimiche o bioetiche utilizzate per difesa dalla temibile Bactrocera oleae notoriamente conosciuta come mosca olearia in grado di arrecare gravissimi danni al frutto fino al suo deperimento, la manutenzione dei campi e qualora non sia direttamente il proprietario dell’uliveto a interessarsi della coltura, ma questo sia costretto per diverse ragioni ad affidarsi a privati, ecco come i costi supererebbero di gran lunga il guadagno-ricavo, tanto da far optare per uno stato di abbandono dell’olive piuttosto che affrontare l’annata con tutti i costi derivanti. Siamo passati da circa 500 a 350 soci e spesso e volentieri è l’amore smisurato verso la terra, emblema delle nostre origini, a colmare quel gap economico. 

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