Ieri c’è stato il tanto atteso comizio pre-elettorale e post-detronizzazione da primo cittadino dell’ora cittadino semplice Nicola Magrone, del quale si potrà da oggi in poi rimpiangere il periodico sfoggio di dialettica e il dotto discorrere. Un comizio che, in linea di massima, ha fatto ridere alle battute sarcastiche e che ha raccolto applausi, pochi per la verità rispetto alla massa dei modugnesi presenti. Molti si sono commossi nel vedere questo signore, in là con gli anni, che ammetteva i propri errori di valutazione commessi nel mettere insieme la sua coalizione e con questo dichiarando più e più volte il suo fallimento. Ha parlato per sommi capi di ciò che ha fatto, di ciò che non ha fatto e di ciò che voleva fare ma che non gli è stato concesso di realizzare proprio per la prematura caduta del consiglio comunale. Chiariamo, però, questo passaggio, il cittadino Nicola Magrone (ex tre volte) non si è dimesso, sono stati tredici (piccoli indiani come commenta qualcuno) consiglieri comunali che per ragioni sconosciute, o come lui fa intendere, per tredici ragioni urbanistiche ben conosciute, hanno deciso di dimettersi. Conseguenza di queste dimissioni la caduta in automatico del governo cittadino. Nelle esternazioni di alcuni rappresentanti della giunta appena caduta, (qualcuno mancava) e del consiglio, sono state ribadite le notizie e le ragioni che in questi ultimi tre mesi sono sulla bocca di tutti e di cui se ne son dette a iosa, prima fra tutte la questione urbanistica che, morale della favola, è una questione che si poteva risolvere in tre giorni ed invece è stata gonfiata a dismisura al punto tale da essere utilizzata come scusa per commissariare di nuovo la città. Magrone poi ha affrontato la questione OM, anche essa utilizzata per pura e mera propaganda politica, senza minimamente tener conto della sofferenza umana dei dipendenti e addetti di quella realtà imprenditoriale del nostro territorio, che oggi sembra dimenticata indistintamente da tutte le parti politiche. La questione del trasferimento del mercato del venerdì in altra sede, e qui il cittadino Nicola Magrone nella sua arringa da campagna elettorale non si è comportato come “un buon padre di famiglia” omettendo di informare i modugnesi sull’incontro che ha avuto con la proprietà del suolo (Edilizia e Ambiente, di Ferdinando Vernola) in merito al contratto di comodato d’uso gratuito. Quando, da primo cittadino, Nicola Magrone ha interpellato la società proprietaria del suolo per dei chiarimenti sul contratto, ha immediatamente ricevuto dall’amministratore unico della società, Ferdinando Vernola, la massima disponibilità a rivedere tale contratto. Salvo poi mandarlo in giro, come si dice, da Erode a Pilato, da un ufficio all’altro, da un assessore all’altro senza poter mai concludere alcunché. Qualcuno ora adombra il sospetto che non si voleva perdere l’opportunità di continuare a sparlare sugli imprenditori edili, i suoi nemici dichiarati. Il mancato, reale, interessamento a voler risolvere il problema “mercato settimanale” è dimostrato dal fatto che appena l’impresa edile “Edilizia & Ambiente” ha potuto confrontarsi con un serio interlocutore quale è il prefetto “commissario” dott. Mario Rosario Ruffo ha donato, gratuitamente il suolo in oggetto al comune di Modugno, concludendo la cosa in cinque minuti e con una stretta di mano.
Accanirsi nell’accusare gli imprenditori edili di Modugno di arricchimento illecito, senza presentare alcuna denuncia ai suoi ex colleghi della procura non sta in piedi e non tiene conto del semplice fatto che chi ha guadagnato di più sono stati i proprietari delle case e dei piccoli lotti di terreno perché hanno potuto venderli ad un prezzo maggiore. Il fallimento del cittadino Nicola Magrone, come da lui stesso dichiarato nel comizio pre-elettorale di ieri sera, è stato causato dalla sua incapacità nel valutare uno per uno i suoi consiglieri di maggioranza, la qual cosa appare alquanto strana visti i suoi trascorsi in magistratura dove la valutazione delle persone è fondamentale per il raggiungimento della verità, quella vera non quella che fa comodo.
