Comune di Modugno – Relazione al bilancio di previsione 2012

Paolo Marra

L’assessore Paolo Marra

Pubblichiamo la relazione al bilancio di previsione 2012 inviataci dall’assessore Paolo Marra

Il 27 luglio 2012 la Giunta Municipale del Comune di Modugno ha approvato con deliberazione n. 130, la proposta di bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012, la Relazione Previsionale e Programmatica ed il bilancio pluriennale 2012 – 2014, unitamente a tutti gli altri allegati di legge, già sottoposti all’esame del Collegio dei Revisori dei Conti, ed oggi ve ne si chiede l’approvazione.

 

E’ ormai arcinoto che l’Italia sta attraversando una fase di particolare difficoltà economica e sociale che, in forza di precise scelte del Governo nazionale, si va scaricando sempre più sulle Amministrazioni comunali, alle quali da un po’ di anni si chiede di contribuire, in misura via via crescente, alla riduzione della spesa pubblica ed alla riduzione del debito pubblico nazionale.

Il c.d. federalismo fiscale, infatti, almeno per il momento altro non è che un’etichetta per giustificare la trasformazione del sistema di finanziamento degli enti locali inesorabilmente passato dalla finanza derivata, e cioè dalla finanza basata sui trasferimenti dallo Stato ai Comuni, alla completa autonomia finanziaria degli enti territoriali costretti ad usufruire della possibilità di introdurre nel sistema tributario italiano tasse locali che inevitabilmente si aggiungono, e non si sostituiscono, alle tasse dovute all’erario statale.

Così lo slogan “meno tasse per tutti” è rimasto, appunto, uno slogan elettorale poichè, come ogni contribuente può constatare sulla propria pelle, alla tassazione nazionale, niente affatto diminuita, si è aggiunta una corposa tassazione locale.

A posteriori, i cittadini italiani hanno potuto riscontrare, infatti, come  l’abolizione dell’ICI sulla prima casa altro non fu che un’avventata promessa elettorale lanciata alla vigilia della consultazione popolare del 2008. Quell’impegno, in verità, fu immediatamente rispettato, ancorchè in evidente contraddizione con i principi del federalismo fiscale, persino con la piena approvazione di quelle forze politiche che proprio sul federalismo fiscale avevano fondato il loro programma elettorale.

Ora, però, è chiaro a tutti che l’Italia l’abolizione dell’ICI sulla prima casa non poteva permettersela e, quindi, l’abilizione del’ICI si è palesata per quel che effettivamente era sin dall’origine: un confuso imbroglio che oggi costringe i cittadini a subire la reintroduzione, rivista sensibilmente al rialzo, dell’imposizione sulla propria abitazione.

Quanto al federalismo non si capisce ancora in cosa dovrebbe consistere atteso che ad una fantomatica organizzazione di Stato federale si contrappone una reale organizzazione di Stato fortemente centralizzato che, per esempio, non solo impone obblighi di riduzione delle spese, a volte opportuni ed a volte del tutto incomprensibili, ma pretende anche di stabilirne a priori i relativi risparmi e, quindi, di procedere ai tagli “a prescindere”; impone ai Comuni di rastrellare ingenti risorse finanziarie che però non potranno essere investite sul territorio a beneficio dei propri amministrati, ma, grazie al combinato disposto “Patto di Stabilità Interno – Tesoreria Unica”, dovranno essere messe a disposizione della esangue finanza generale; tenta di imporre una riforma dei servizi pubblici locali che sembra dettata da Confindustria atteso che al principio di autodeterminazione delle autonomie locali, per forza di cose meglio edotti sulle esigenze delle rispettive popolazioni, antepone il principio della tutela della libera concorrenza secondo il postulato neo liberista, ossessivamente ripetuto e mai dimostrato, in forza del quale la gestione dei servizi pubblici affidata ai privati è foriera di efficienza ed economicità, mentre quella affidata alle imprese pubbliche è fonte di sprechi e ruberie di ogni genere.

E questo sarebbe “federalismo”?

Inutile dire che l’attività di programmazione dei Comuni ne risente ed infatti è divenuta oltremodo vincolata, complessa, così ingarbugliata da divenire inevitabilmente approssimativa. Basti pensare che negli ultimi mesi si sono succedute tali e tante integrazioni e modifiche alla normativa sulla programmazione degli enti locali che il Ministero dell’Interno ha dovuto emanare una serie di Decreti Ministeriali per prorogare il termine di approvazione del bilancio 2012 dapprima dal 31 dicembre 2011 al 31 marzo 2012, poi dal 31 marzo 2012 al 30 giugno 2012 ed ancora dal 30 giugno 2012 al 31 agosto 2012 ed infine (si spera, infine) dal 31 agosto 2012 al 31 ottobre 2012. Ognuno può apprezzare da sè l’incoerenza di un bilancio di previsione approvato quando i tre quarti dell’anno da prevedere sono ormai trascorsi.

Si è riusciti addirittura a contemplare un groviglio di scadenze da rendere obbligatoria, per esempio, un’operazione di riequilibrio di bilancio di un bilancio di previsione che potrebbe non esistere. Un’autentica magia.

D’altronde i ripetuti rinvii del termine per l’approvazione del bilancio sono dovuti ad integrazioni e modifiche sostanziali (si va dalle continue precisazioni in ordine ai pochi trasferimenti erariali rimasti, alle altrettanto continue precisazioni che hanno consentito di meglio quantificare il gettito riveniente dall’IMU, all’ennesima modifica della normativa sul Patto di Stabilità Interno, all’introduzione di nuove regole specifiche per la formazione del bilancio di previsione), tutte integrazioni e modifiche che di fatto hanno costretto la maggior parte dei Comuni ad usufruire dei citati rinvii o, comunque, a continue variazioni di bilancio ope legis.

E dire che le civiche amministrazioni ormai da almeno tre anni sono impegnate ad adeguare le proprie modalità operative alle disposizioni sul c.d. Federalismo Fiscale che, dal punto di vista legislativo, inizia con la Legge delega n. 42 del 5 maggio 2009 enunciante i seguenti principi fondamentali:

– autonomia finanziaria;

– responsabilità amministrativa, finanziaria e contabile;

– semplificazione del sistema tributario;

– coinvolgimento nel contrasto all’evasione ed all’elusione fiscale;

– determinazione del costo e del fabbisogno standard;

– regole contabili uniformi;

– contabilità non solo finanziaria, ma anche economico – patrimoniale;

– indicatori di risultato semplici, misurabili e confrontabili;

– controllo democratico nei confronti degli eletti;

– pubblicazione sui siti internet dei bilanci e delle entrate – spese pro capite;

– abbandono del criterio della spesa storica;

– premialità per i comportamenti virtuosi.

Nei trascorsi due anni si sono succeduti numerosi gli interventi normativi per fornire concreta attuazione a questa forma di Federalismo, ma, vieppiù negli ultimi mesi, si è abbandonato l’alveo della riforma dello Stato in senso federale per privilegiare le manovre finanziarie correttive dei conti pubblici, spesso confliggenti con quel federalismo, coinvolgendo pesantemente la finanza locale.

Il Decreto Legislativo n. 85 del 28 maggio 2010 (Federalismo demaniale); il Decreto Legislativo n. 216 del 26 novembre 2010 (Fabbisogni standard); il Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 (Federalismo municipale); il Decreto Legislativo n. 118 del 23 giugno 2011 (Armonizzazione sistemi contabili e schemi bilancio). Ed ancora la Legge n. 220 del 13 dicembre 2010 (Nuovo patto di stabilità); il Decreto Legge n. 78 del 31 maggio 2010 convertito nella Legge n. 122 del 30 luglio 2010 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica); il Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011 convertito nella Legge n. 111 del 15 luglio 2011
(disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria); il Decreto Legge n. 138 del 13 agosto 2011 convertito nella Legge n. 148 del 14 settembre 2011 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo). Ed infine, passando ai provvedimenti adottati dal Governo Monti, il Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011 convertito nella Legge n. 214 del 22 dicembre 2011 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici); il Decreto Legge n. 1 del 24 gennaio 2012 convertito nella Legge n. 27 del 24 marzo 2012 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), il Decreto Legge n. 16 del 2 marzo 2012 convertito nella Legge n. 44 del 26 aprile 2012 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento) e, come se tutti questi decreti non bastassero, il Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012 convertito nella legge n. 135 del 7 agosto 2012 meglio noto come decreto sulla Spending Review. A tutto ciò si aggiunga che ogni legge di conversione ha previsto numerose e sotanziali modifiche del rispettivo decreto legge.

Insomma quanto basta ed avanza per disorientare tutti coloro i quali a vario titolo tentano si cimentano con le problematiche finanziarie, e relativi adempimenti, degli enti locali.

Prova ne sia l’enorme difficoltà che incontrano gli enti locali, compreso il Comune di Modugno, ad intercettare un dirigente comunale disposto ad assumere l’incarico di direttore di ragioneria.

Nemmeno quest’anno, infatti, è mancata l’ennesima modifica alle regole sul Patto di Stabilità Interno imposto ai Comuni sotto pena di gravissime sanzioni.

Per il 2012 l’obiettivo da conseguire è riferito essenzialmente al saldo di bilancio, determinato sulla differenza fra entrate ed uscite, nel seguente modo:

 

media della spesa corrente registrata nel triennio 2006 / 2008

calcolo del 16%

diminuzione del risultato così ottenuto di un importo pari alla riduzione dei trasferimenti erariali stabilita in forza del Decreto Legge n. 78 del 2010

 

Precisato che la differenza fra le entrate e le uscite va determinata tenendo conto, per la parte corrente, delle entrate accertate e delle spese impegnate, e, per la parte in conto capitale, degli incassi e dei pagamenti effettivi eseguiti nel 2012, per il Comune di Modugno il saldo obiettivo è stato calcolato partendo dalla

 

media della spesa corrente registrata nel triennio 2006 / 2008

€ 22.793.451

calcolo il 16% su detta media

€ 3.555.778

riduzione trasferimenti erariali

€ 1.297.727

saldo obiettivo

€ 2.349.225

Il saldo obiettivo così determinato, è leggermente migliorato grazie all’utilizzo del c.d. Patto Regionale verticale, miglioramento quantificato per il Comune di Modugno in € 158.000.

Facile prevedere che questa impostazione del bilancio di previsione 2012 condurrà,  inevitabilmente, all’ulteriore aumento del già rilevante avanzo di amministrazione ed al più o meno corrispondente aumento del fondo cassa.

Come più volte segnalato le disponibilità finanziarie così ottenute non potranno essere investite sul territorio del Comune di Modugno, ma sono destinate ad alimentare la tesoreria unica nazionale e, perciò, la finanza statale.

Dev’essere chiaro, quindi, che gran parte della tassazione introdotta con questo bilancio non è voluta dall’amministrazione comunale, che anzi ha cercato di arginarla, nè il relativo gettito resta nella disponibilità del Comune, ma è di fatto obbligatoria poichè, da un lato, occorre ripristinare gli equilibri di bilancio compromessi dalla mancanza dei trasferimenti erariali e, dall’altro lato, l’aumento della liquidità – giova ribadire: non utilizzabile dal Comune, ma dallo Stato – è un vincolo imposto dalla legge che ha reso obbligatorio il raggiungimento degli obiettivi di cui al patto di stabilità interno.

Senza trascurare – lo si segnala con una punta di ironia – il niente affatto trascurabile “trasferimento erariale a contrario”, ossia dal Comune allo Stato, costituito da quella buona parte dell’imposta sul patrimonio immobiliare modugnese che verrà riscosso dall’erario nazionale.

Come tutto ciò possa conciliarsi con i principi di uno Stato federale resta un mistero.

Così come accaduto nel 2011 ne risentiranno soprattutto le spese in conto capitale, cioè gli investimenti in opere pubbliche, drasticamente ridotti, come se a Modugno non ci fosse necessità di lavori pubblici che significano miglioramento delle strutture scolastiche, impianti sportivi, contenitori culturali, una rete stradale meglio manutenuta, efficientamento energetico, strutture tecnologiche ecc.

E, circostanza ancor più paradossale, atteso il difficile momento economico che attraversa l’intera nazione, il blocco degli investimenti di certo non agevolerà l’economia nazionale, atteso che, come suggeriscono la maggior parte degli economisti (da Paul Krugman a Joseph Stiglitz, giusto per citare solo ciò che dicono economisti premiati con il Nobel), solo un massiccio piano di investimenti pubblici può davvero rilanciare la crescita economica. Si guardi a come i paesi dell’america latina, Argentina prima e Brasile ora, stanno superando un periodo di crisi economica forse ancor più grave di quello che attualmente affligge l’Europa.

In Europa, invece, si ritiene di poter perseguire lo sviluppo economico enunciando la necessità del pareggio di bilancio che peraltro, almeno in Italia, dovrebbe essere già assicurato se solo si rispettasse l’art. 81 della Costituzione.

L’economia comunale per giunta è ancor più mortificata dal già ricordato inasprimento della tassazione che inevitabilmente comporta la correlativa sottrazione di quelle disponibilità finanziarie che, diversamente, i cittadini modugnesi avrebbero potuto destinare ai consumi, ossia a ciò che appunto sostiene l’economia di un territorio circoscritto.

La civica amministrazione tenta di sopperire alla carenza di risorse finanziarie destinabili agli investimenti innanzitutto con una migliore gestione del proprio debito – sia ben chiaro: senza ricorrere a quelle avventate operazioni finanziarie che tanti guai hanno arrecato agli enti locali nel recente passato – ma semplicemente equilibrando meglio il rapporto debito / liquidità.

Sulle relative operazioni ipotizzate, ed in parte già attuate, da questa amministrazione ci si è soffermati qualche mese fa in occasione della discussione sul consuntivo 2011.

Inoltre, come si può evincere dal programma triennale delle opere pubbliche, l’amministrazione ripropone interessanti forme di partenariato pubblco privato su progetti specifici che contemplano la realizzazione di strutture pubbliche con risorse progettuali, organizzative e finanziarie di imprenditori privati da scegliersi – è appena il caso di precisarlo – nel più rigoroso rispetto delle procedure previste dal Decreto Legislativo n. 163 del 12 aprile 2006.

Questo Comune non teme affatto di relazionarsi con gli imprenditori, ma pretende la responsabilità sociale dell’impresa, che non può rimanere solo il titolo dei vari convegni in cui molto si discute di ciò che dovrebbe essere l’impresa degli anni 2000 e poco si racconta di ciò che realmente accade nelle aziende.

Insomma Modugno vorrebbe sul proprio territorio solo quegli imprenditori che, di fronte alla scelta fra ambiente o lavoro, sappiano optare per iniziative imprenditoriali che riescano a conciliare ambiente, salute e lavoro.

Poi va da se che qualsiasi forma di partenariato pubblico – privato  deve garantire la giusta compartecipazione alle utilità fra Comune e proponente dell’opera pubblica.

E’ sin troppo evidente che per ragioni di tempo ben difficilmente le opere previste dal piano triennale potranno realizzarsi nell’anno, ma averli riproposti nel piano delle opere pubbliche è segno dei precisi propositi perseguiti dall’amm
inistrazione Gatti che, certamente, è condizionata dai descritti vincoli finanziari, ma, altrettanto certamente, non intende subirli passivamente.

Anche l’amministrazione comunale di Modugno è costretta, quindi, a prendere atto non solo della trasformzazione delle proprie fonti di finanziamento, passato dalla finanza derivata alla pressochè completa autonomia finanziaria, ma anche della necessità di concorrere, volente o nolente, all’obiettivo ormai ineludibile della riduzione del debito pubblico nazionale effettivamente giunto a livelli non più sostenibili.

Ed infatti con gli ultimi ricordati interventi normativi adottati dal Governo Monti, ed approvati dal Parlamento, lo scenario economico – finanziario per gli enti locali è profondamente mutato.

Innanzitutto viene considerevolmente accresciuta la tassazione comunale con l’introduzione dell’Imposta Municipale Unica che sostituisce l’ICI, ma con sostanziali modifiche che ne aumentano la base imponibile sia per via dell’inclusione fra i beni tassati dell’abitazione principale, sia per via del ben più influente moltiplicatore delle rendite catastali.

Nonostante la denominazione di Imposta Municipale Unica, l’I.M.U. non è un’imposta unica e nemmeno è un’imposta municipale.

Infatti, contrariamente a quanto previsto ab origine con la legge istitutiva l’I.M.U., almeno per quest’anno e per il prossimo, non sostituisce affatto le altre tasse comunali, ma si aggiunge ad esse.

Ma soprattutto non è un’imposta municipale perchè il maggior beneficiario del relativo gettito resta lo Stato che direttamente o indirettamente acquisisce il maggior gettito; infatti, per un verso, incamera direttamente buona parte dell’IMU sugli immobili diversi dall’abitazione principale e, per altro verso, riduce i già ridimensionati trasferimenti erariali in misura corrispondente al gettito riveniente dalla tassazione applicata sull’abitazione.

Non si può fare a meno di menzionare in proposito l’errore in cui era incorso il Ministero dell’Interno nella quantificazione del Fondo sperimentale di riequilibrio.

Difatti in conformità a quanto tempestivamente segnalato dagli Uffici finanziari del Comune, il Ministero ha corretto, ma solo da pochi giorni, l’errore e gli stessi Uffici hanno predisposto, ovviamente su indicazione della Giunta, l’emendamento che viene sottoposto all’esame del Consiglio comunale in uno al bilancio di previsione dal quale si può agevolmente evincere il chiaro intento dell’amministrazione di destinare la maggior parte delle risorse riattribuite alla riduzione del prelievo tributario originariamente previsto.

E così l’aliquota I.M.U. sulla proprietà immobiliare destinata ad abitazione principale resta fissata al 3 per mille, ridotta quindi rispetto all’aliquota ordinaria, di modo che, almeno le abitazioni più modeste – per andare sul concreto: quelle con una rendita catastale rivalutata di 100 mila euro, possedute da famiglie composte da padre, madre e due figli – possono godere della completa esenzione.

L’aliquota I.M.U. sulle altre proprietà immobiliari, che in prevalenza sono destinate ad attività imprenditoriali, è fissata al 10 per mille aumentata rispetto all’aliquota ordinaria stabilita dalla Legge, ma non sino al massimo di 10,6 per mille prevista dalla legge stessa.

Del resto proprio in considerazione della non lieve tassazione I.M.U. gravante prevalentemente sui possessori di immobili destinati ad uso imprenditoriale, l’amministrazione perseguendo finalità di equa distribuzione del carico tributario, aveva già previsto di riservare in favore delle imprese la maggior parte dei margini utilizzati per la riduzione della TARSU.

Ed anche nel proporre l’introduzione della addizionale IRPEF la Giunta comunale di Modugno ritiene di aver agito perseguendo criteri di equità.

Infatti, se è vero che a Modugno l’addizionale IRPEF viene proposta per la prima volta da questa amministrazione, è altrettanto vero che la stessa amministrazione ha stabilito una soglia di esenzione talmente ampia da far prevedere che solo i contiibuenti modugnesi più facoltosi saranno chiamati a pagarla e, communque, in misura progressiva e moderata.

Certo, sarebbe stato preferibile non introdurla affatto l’addizionale IRPEF, ma la maggior tassazione sugli immobili, che come già segnalato non si tradurrà in corrispondenti maggiori entrate per il Comune, non è sufficiente alla completa copertura delle spese correnti; nè si può omettere di porre in rilievo che fra i vari interventi legislativi, i Comuni devono subire una serie di misure di emergenza che, magari sono passate in sordina, ma di sicuro hanno lasciato il segno – in negativo, ovviamente – sulla situazione finanziaria dell’ente.

Ci si riferisce al già ricordato sistema di tesoreria unica che, oltre a quanto già evidenziato, comporta la revisione in peius delle convenzioni stipulate con le banche per la gestione della tesoreria comunale – è proprio di questi giorni la comunicazione di indisponibilità a proseguire gratuitamente il serizio notificata dalla Banca Popolare di Bari -; ci si riferisce all’addizionale sull’energia elettrica che non sarà più incamerata dai Comuni ma già da quest’anno sarà introitata dallo Stato; ci si riferisce ad alcuni inasprimenti fiscali, come ad esempio l’incremento dell’aliquota IVA ordinaria passata dal 20% al 21%, che colpiscono, in misura di certo non trascurabile, anche l’ente locale in quanto consumatore finale di svariati beni e di svariati servizi; e ci si riferisce alla già menzionata riorganizzazione dei servizi pubblici locali, che ad ogni modifica legislativa si vorrebbero sempre meno locali e, quel che è peggio, sempre meno pubblici (per fortuna ogni tanto interviene la Corte Costituzionale).

 

Questo è lo scenario giuridico, amministrativo e finanziario nel quale deve operare l’amministrazione comunale che, al di là delle vibrate proteste, delle perentorie richieste di modifiche legislative, degli sbandierati propositi di disobbedienza, esplicitati anche a livello di associazioni nazionali e regionali come l’ANCI e l’UPI, non può far altro che adeguarsi.

Ma al Comune di Modugno non v’è alcuna intenzione di adeguarsi passivamente.

Al contrario v’è la ferma intenzione di riorganizzarsi, con l’augurio che nel frattempo venga concessa quanto meno una tregua legislativa.

In tale ottica occorre ripensare la gestione dell’ente comunale. Certamente sul piano amministrativo e finanziario, ma anche sul piano culturale e politico.

L’amministrazione Gatti, complessivamente intesa (il Consiglio comunale, la Giunta, l’apparato burocratico amministrativo con le diverse organizzazioni sindacali, gli organi di controllo), è ben conscia di questa esigenza. Lo dimostra innanzitutto la modifica dello Statuto comunale predisposta con il contributo di tutte le forze politiche ed approvata all’unanimità, l’approvazione dei nuovi regolamenti comunali, il costante studio sulle modifiche da apportare ad altri regolamenti, la consapevolezza sulla necessità di dotarsi di nuovi sistemi informativi, la predisposizione di nuove e più efficaci forme di comunicazione con la cittadinanza e, soprattutto, il dibattito in corso, ovviamente molto approfondito, sulla dotazione organica dell’ente che certamente è stimolato da una situazione contingente (l’ultimo dirigente di ruolo ha cessato la sua attività in favore del Comune di Modugno per raggiunti limiti di età), ma dai più è colto come una formidabile occasione per avviare davvero la riorganizzazione dell’ente.

 

 Avv. Paolo Marra

Assessore alle Finanze

 

 

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