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Il lavoro

Il lavoro published on Nessun commento su Il lavoro

lavoro 16 9 In fisica lavoro è dato dal prodotto forza per spostamento. Con il termine lavoro si intende qualunque tipo di attività “fisica” tesa ad assicurare al singolo, alla comunità, un maggior controllo sulla natura o sull’ambiente, per assicurare o migliorare le condizioni di vita, per una maggiore ricchezza, migliore organizzazione del vivere comune o maggior comunicazione all’interno e fra le comunità umane. Nell’antichità greca e romana il lavoro, preminentemente manuale e compito esclusivo dei plebei e degli schiavi, era inteso in modo negativo. Ispirandosi ad Aristotele molti distinguevano le attività pubbliche in partecipazione alla vita politica, in opere artigianali e attività riservate alle classi inferiori. Altrettanto negativamente il lavoro era visto nel cristianesimo in quanto parte non trascurabile della biblica condanna della cacciata dal paradiso terrestre e viene inteso ancora esclusivamente come prescrizione per la purificazione religiosa da S. Agostino e poi anche da S. Tommaso.
È la concezione medievale dell’uomo come signore e padrone del creato che ha favorito l’instaurarsi di una valutazione positiva verso un approccio non solo contemplativo nei confronti della natura. Valutazione positiva che si accentua con la rivoluzione scientifica del XVII° secolo che rivaluta l’attività pratica in quanto apportatrice di maggiori conoscenze circa la natura e il modo in cui sono fatte tutte le cose, vera maestra dalla quale è necessario imparare.
Galileo Galilei, come Francesco Bacone, rivaluta l’attività pratica degli artigiani rispetto a quella astratta dei teorici che “si affidano all’autorità dei libri di testo ma che non conoscono la realtà: non hanno mai sezionato un corpo o costruito una macchina.”
Questa considerazione positiva del lavoro aumenta con Denis Diderot che nella sua “Encyclopédie” colloca in una posizione centrale le arti e i mestieri. Jean-Jacques Rousseau, nel suo romanzo pedagogico Émile, del 1762, per descrivere l’educazione che dovrebbe essere impartita al giovane protagonista dell’opera, parla del lavoro manuale come esempio di un “atteggiamento produttore di socievolezza e di solidarietà”.
Un posto di primo piano viene riconosciuto al lavoro dall’economia classica, allorché, con l’ausilio delle macchine nelle prime manifatture inglesi, questo è diventato ormai “lavoro di fabbrica” e Smith nella sua indagine sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni (1776), analizza la divisione del lavoro; consistente ormai nello spezzettamento di un’azione complessa in azioni più semplici e ripetitive, affidate a operai diversi. Celebre la sua descrizione delle oltre cento azioni lavorative che servivano per fabbricare uno spillo. La positiva considerazione del lavoro offerta da Hegel, che tiene conto del ruolo che ormai questo svolge nella società, dimostra anche la crescente posizione assunta dal lavoro nella riflessione filosofica. Le analisi di Hegel (che considera il lavoro come mediatore fra l’uomo e il suo mondo, poiché, soddisfacendo i bisogni umani, il lavoro produce un miglioramento intellettuale dell’uomo e gli fa abbandonare l’egoismo a favore di un atteggiamento universalista) anticipano le riflessioni di Marx, il filosofo che ha più insistito sul ruolo del lavoro nella vita dell’uomo e della società. Per l’economista di Treviri, cugino dei fondatori della Philips, l’uomo, attraverso il lavoro, produce la sua vita: è la sua condizione specifica di esistenza ed è anche strumento di socializzazione in quanto, l’uomo, lavora all’interno di forme di produzione diverse, che sempre comportano l’inserimento del lavoro del singolo in una attività sociale.
Individuando nella nuova separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale attuata nella produzione capitalista la causa per cui il lavoro, subìto come costrizione e sfruttamento, diventa alienazione per l’operaio, Marx pone il problema di una fase storica (il comunismo) nella quale l’alienazione sia superata e il lavoro ricomposto.
Mentre si passava dalla prima alla seconda rivoluzione industriale, poi all’automazione e infine ai recenti sviluppi del lavoro industriale e terziario, diventato ormai prevalente, il lavoro ha cessato di essere un concetto utilizzato dai filosofi ed è stato analizzato prevalentemente dalla sociologia del lavoro.

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